Tu che eri ogni ragazza

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“Non essere in collera con me. Tutto questo era meno che un desiderio, non è mai stato un desiderio. C’erano queste fantasie, la malia resinosa di queste fantasie. Questo mondo che abbiamo in testa: tante stanze del piacere dove i corpi diventano cose. Ma tutto questo era meno che un desiderio, molto meno, solo un piccolo varco attraversato dal fuoco e la figurazione di quei corpi: legna da ardere e la vergogna che provavo: l’innesco vischioso che mi faceva divampare. Tutto qui. E ora non ci sei più. C’è solo questa cosa che non mi lascia in pace. Non aver saputo vedere che in una di quelle stanze uno di quei corpi che diventavano cose era il tuo, che la ragazza eri tu, che eri tu la ragazza, che eri ogni ragazza.”

RASSEGNA STAMPA

 Questo vuol dire forse adeguarsi più intimamente alle necessità che le storie che vogliamo raccontare, e il linguaggio con cui le raccontiamo, portano dentro di sé come un codice – un codice che precede e supera chi scrive, e di sicuro supera e sfonda le categorie editoriali dentro le quali si tenta di forzare tanto la letteratura quanto l’esperienza di lettura

Zest – Dialogo sulla scrittura- (Alfredo Zucchi, Emanuela Cocco) Link all’articolo

 

In ultima analisi questo libro è allo stesso tempo un insight a tratti formidabile nelle esistenze sub-urbane della nostra capitale (…)e riflessione sulle strutture della narrazione stessa. 

Recensire il mondo (Marco Patrone) Link all’articolo

E allora, chiedo scusa se lo dico senza tanti giri di parole: ma dalla lettura di Tu che eri ogni ragazza si esce letteralmente storditi. Ed è una cosa veramente fantastica, lo dico senza ironia, perché oltre al mistero che si rinnova ogni qual volta un libro riesce a scavare a fondo dentro di noi, c’è questa logica del lettore criceto che va finalmente in frantumi.

Una banda di Cefali (Fabio D’Angelo) Link all’articolo

“C’è in effetti un luogo specifico in Tu che eri ogni ragazza, una stanza astratta dei bottoni in cui due personaggi, A e B, commentano gli eventi. Fin qui, siamo nella struttura e nella funzione del coro nel teatro tragico greco di età classica. Tuttavia accade anche questo: commentando gli eventi, A e B finiscono per moltiplicarli; moltiplicandoli rendono possibile il contagio tra una storia e l’altra. (…)Assistiamo dunque a un’operazione consapevole, da parte dell’autrice, di manipolazione di strutture narrative classiche in vista di un effetto che ha a che vedere con la molteplicità.”  

CrapulaClub (Alfredo Zucchi)  Link all’articolo

…se il rischio è la spettacolarizzazione della pietà, la retorica vuota e disinteressata, usata come scudo o forma di attacco, la Cocco reagisce accettando e scoprendo le carte di questo gioco, parodizzandone le degenerazioni, mettendo su, come intermezzo, un simulato contest letterario volto a suscitare una raggelante pietà nel lettore. Raggelante perché studiata a tavolino, tagliente e efficace. Ma comunque pertinente e profonda nelle sue verità.

L’Indiependente (Alice De Gregoriis) Link all’articolo.

Viviamo dunque fra mostruosità e causiamo sofferenza e la subiamo, con un ritmo discontinuo. Ed è questo ritmo discontinuo che viene intercettato da Emanuela, quel chiedere di “Prendete in considerazione il mio dolore, se non altro perché questo dolore che mi è piombato addosso, questo qui, è migliore del vostro, perché è mio.”

Lit-Web (Ippolita Luzzo) Link all’articolo

Il vero punto forte, dirompente, e destabilizzante è però la scrittura. Forte, decisa, consapevole. Questo romanzo è affilato come una lama. Solido, sicuro di sé e maturo, una prova di grande qualità.

Giuditta legge (Francesca Maccani)  Link all’articolo

 

…una pietà che non è la pietas fondatrice di civiltà, quel sentimento che riunisce in sé il rispetto degli obblighi verso i propri pari, gli dei e lo Stato, ma è una pietà-manifesto politico ed estetico, una gara all’orrore più truce, una corsa verso un’abiezione così radicale da doverne prendere le distanze, da usare come riferimento per decidere cosa è umano, mostrabile, raccontabile, condivisibile e cosa non lo è, per poi far finire tutto in un magma nel quale i gattini hanno la stessa forza di uno stupro, e la violenza ha gli stessi colori di una gif glitterata.

Libriamoci (Chiara lecito) Link all’articolo

Tu che eri ogni ragazza, in un mix di stili che vanno dal monologo interiore al dialogo teatrale, affronta proprio la tematica della soglia, dello scarto tra noi e il resto che appare incolmabile e inesistente al contempo. 

Il Rifugio dell’Ircocervo (Clelia Attanasio) Link all’articolo

La Roma in cui si vive leggendo Tu che eri ogni ragazza è una capitale fin troppo reale per essere appetibile, fatta di sguardi perduti, degrado, ignoranza, dispersione. I cui gli unici colori – artefatti come la stessa visione collettiva della Caput Mundi – sono quelli fosforescenti che lampeggiano allʼinterno dei negozi sportivi. Benvenuti. Questo è il dentroe il fuori contemporaneamente.

Donne difettose (Beatrice Galluzzi) Link all’articolo

Un flusso di coscienza, quello del padre, che aggredisce per la crudezza delle immagini, per la schiettezza brutale, ultima soluzione quando tutto è andato perduto.

Fanpage (Laura Ghiandoni) Link all’articolo

 Un testo sofferto che ti colpisce come un pugno allo stomaco. Una storia a tinte fosche raccontata con uno stile poetico sublime.

Spunti di lettura (Titti Petangelo) Link all’articolo

In questo romanzo si alternano con disciplina e ritmo due storie di dolore, uno subìto e uno inferto. 

Di cosa parliamo quando parliamo di libri (Federica Lombardozzi Mattei) Link

Un estratto del romanzo  su «Zest – Letteratura sostenibile», 8 ottobre 2018: LEGGI

Il primo capitolo è stato tradotto in inglese e pubblicato su PARALLEL TEXT Link

Titolo del Libro: Tu che eri ogni ragazza

  • Autore :  Emanuela Cocco
  • GenereNarrativa moderna e contemporanea
  • Listino:€ 14,00
  • Editore:Wojtek
  • Collana:Orso bruno
  • Data uscita:16/09/2018
  • Pagine:160

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